GIOVANNA FANNI

 

Giovanna Fanni nasce a Milano nel 1960. Qui si laurea in architettura al Politecnico di Milano con Sergio Coradeschi ed Alessandro Pittaluga con una tesi sulle utopie urbane e conclude il Biennio di Visual Design alla Scuola Politecnica di Design dove ha come insegnante Bruno Munari. Esercita la libera professione occupandosi di urbanistica e progettazione. Dal 2003 al 2014 è tutor e assistente di Alessandro Pittaluga e docente a contratto presso il Laboratorio di Rappresentazione al Politecnico di Milano, riservando una particolare attenzione all’opera di Le Corbusier. Si avvicina nel 2000 all’Associazione Calligrafica Italiana seguendo corsi di calligrafia e si specializza nei caratteri Onciale, con Ivana Tubaro, e Fraktur, con il calligrafo Luca Barcellona. Comincia a realizzare i suoi lavori su carta utilizzando inchiostri prevalentemente giapponesi come il Pilot Iroshizuku, e carta Arches, Hahnemühle, Saunders, Fabriano. Dalla sua passione coltivata sin dell’infanzia per il materiale di cartoleria deriva la predilezione per i pennini e la loro scelta meticolosa, fra questi Speedball, Mitchell, Nikko G e i Mapping Pen utilizzati nella cartografia. Veri e propri mantra quotidiani in cui parola e immagine si integrano senza fondersi, sulle carte di Giovanna Fanni convergono la sua affinità con l’enigmistica, la classificazione e la catalogazione da una parte, con gli artisti e scrittori a lei da sempre vicini dall’altra. Questi sono Toti Scialoja, Italo Calvino e Gianni Rodari per quanto concerne le scelte testuali, Dino Buzzati, Giovanni Segantini, Saul Steinberg e Tullio Pericoli per ciò che attiene al segno grafico e all’immagine.

Giovanna Fanni non inventa mai le frasi da utilizzare bensì le sceglie in maniera visivamente logica estrapolandole da motti, filastrocche, citazioni, testi antichi, popolari, letterari, storici o di attualità. Punto di riferimento principale per lei è su tutti il prezioso manoscritto del 1562 “Mira Calligraphiae Monumenta” di Georg Bocskay, calligrafo e segretario di Ferdinando I d’Asburgo. Il volume, oggi conservato al J. Paul Getty Museum di Los Angeles, fu la summa di tutti i modelli calligrafici e della compenetrazione fra calligrafia e illustrazione botanica. Gli inchiostri su carta di Fanni si suddividono in categorie: le piazze, come “Place des Vosges” da “L’Eté” di Albert Camus” o Piazza del Campidoglio con l’incipit del sonetto di Michelangelo a Vittoria Colonna “Non ha l’ottimo artista alcun concetto (…).” Quindi le utopie, con la descrizione de “La città del sole” di Tommaso Campanella, la città fortificata, Palmanova, con il testo in cui Nicolò Provaglio sfida a duello il Governatore Francesco Orsini a Palmanova il 5/10/1626 e Bourtange, con il motto sallustiano delle Sette Province Unite dei Paesi Bassi. Altre categorie importanti sono l’amata montagna con le camminate solitarie, con i riferimenti all’Engadina di Giovanni Segantini e alle Dolomiti di Dino Buzzati, e il labirinto, primo fra tutti quello dell’omonima poesia del Premio Nobel Wisława Szymborska.