GIUSEPPE CACCAVALE “SCRITTOIO”

02/04/2020

nella mostra Dolomiti Contemporanee DC Next – Fabbrica ex Visibilia (BL) 

22 settembre – 21 ottobre 2012

Scrittoio, Istituto di traduzione-Parte I è il titolo di una delle sette mostre che compongono il secondo ciclo espositivo di DC Next 2012 (Dolomiti Contemporanee) a Taibon Agordino, in provincia di Belluno. Parole viste e sentite come immagini. È questo il lavoro presentato dall’artista Giuseppe Caccavale assieme agli studenti dell’Accademia di belle arti di Venezia e di alcuni licei agordini: Massimo Campedel, Alice da Ros, Anna Fietta, Arianna Licori, Nicolò Paganin.
Rievocando una storia d’amore, quella tra Nadejda e Osip Mandel’stam (poeta russo, 1891-1938), l’artista sottolinea come tale vicenda possieda una forza analoga a quella del formidabile paesaggio dolomitico. Mandel’ stam carica le parole di un valore figurativo ancor prima che letterario; la sua poesia si compone di sguardi, di parole sussurrate e di timori. Le sue frasi assumono una carica espressiva tale da portare il lettore a sentire, percepire e vedere il dolore e i sentimenti legati alla vicenda. Ciò che Osip Mandel’stam fa nella poesia, Caccavale lo ricrea e lo traspone nelle sue opere. Esponente della poesia visiva, Caccavale concepisce il testo poetico non più legato esclusivamente al valore letterario: la poesia non deve essere più solo letta o raccontata ma deve essere compresa con gli occhi. Attraverso l’uso della sola scrittura, l’artista pone così l’accento sul valore figurativo della parola. Parola che ha in sé un valore visivo addirittura più alto dell’immagine.

Definito dallo scrittore Erri de Luca come l’ultimo amanuense, Caccavale, insieme agli studenti dell’Accademia, porta in scena un lavoro poetico e, per certi aspetti e rimandi simbolici, quasi filosofico, adottando un metodo di lavoro tutto particolare. Le “parole-immagini” sono dipinte sulla parete attraverso l’uso della matita su carboncino. Parole di diverse dimensioni catturano lo spettatore, trasportandolo in una dimensione atemporale dove l’immagine è rappresentata dalla scrittura. Non più la classica immagine pittorica ma filoni di lettere che evocano un valore assoluto.
I versi vengono riprodotti nelle differenti lingue senza essere tradotti. La testimonianza della storia d’amore, al centro dell’opera, porta ai giorni nostri un’analisi attenta sul valore che la parola è in grado di generare. I versi riportati sulla parete ci guidano in una riflessione, dove le parole trovano una nuova e più fondata corrispondenza. Ciò che l’artista e gli studenti vogliono offrire è un dono. Dal paesaggio non viene preso nulla, viene offerto un omaggio carico di valenza poetica, oltre che simbolica, che spinge lo spettatore a interrogarsi sul valore della singola parola.

video intervista (3:48″)